PROVA ARTICOLO INTERNO322 – NON CANCELLATE

PROVA ARTICOLO INTERNO322 - NON CANCELLATE

COMPRARE ABOBE COSTA 3&#729;598 EURO CON MASTERCARD. USARE LINUX NON HA PREZZO!<BR><BR>
AMMORTIZZIAMO LE NOSTRE SPESE E QUELLE UNIVERSITARIE CON LA TECNOLOGIA OPEN SOURCE…<BR><BR>
Noi ingegneri, architetti, informatici e tutti coloro i quali lavorano in ambito scientifico, sappiamo bene che al giorno d’oggi usare computer, programmi ed apparecchiature all’avanguardia, quindi spesso costose, è un vincolo lavorativo notevole e spesso imprescindibile.<BR><BR>
Per quanto riguarda l’hardware, in generale il costo è proporzionale al valore e, tutto sommato, non ci si può lamentare; stesso discorso per le apparecchiature di analisi.<BR><BR>
Il più grande giro di denaro è però legato soprattutto alle licenze dei sistemi operativi e dei software applicativi, in particolare la licenza di acquisto e tutte quelle di aggiornamento. Ora, passi per quella di acquisto, che è un lauto contributo che si paga per il servizio offerto, ma quelle di aggiornamento perché sono a pagamento? Ognuno la veda come vuole, ma credo che nessuno spenderebbe un solo euro per un progetto, sapendo che poi ogni tanto va necessariamente rattoppato per ovviare a problemi di sicurezza…tutto ciò ancora a pagamento! La verità è che chi vende il software dovrebbe pagare noi per gli aggiornamenti, come risarcimento per averci venduto un programma con dei difetti!<BR><BR>
Chiedendo ad un amico, Pasquale Riefoli, che ha in famiglia un negozio di computer, quale fosse il prezzo del pacchetto Adobe più completo disponibile attualmente (la Creative Suite 4 Master Collection), mi ha risposto così: “la cosa da ridere è che se compri la Master Collection in USA, costa solo 2499 dollari, qui la paghi 3598 euro e mi sa che la versione USA è anche multilingua!! indi italiano incluso. Un aereo per New York con l’Alitalia costa 460 da Roma (andata e ritorno in classe economica); quindi 1948 euro (2499 dollari al cambio odierno) più 460 euro circa di volo…sono 2550 euro abbondati! Avanzano 1000 euro da usare a NY per pernottare 4 giorni!”.<BR><BR>
Bisogna contare che, generalmente, una licenza va applicata ad un solo computer, quindi immaginate quanto spende anche solo il Politecnico di Bari! In tempi in cui la Gelmini ed il governo di maggioranza parlano di sprechi universitari e tagli ai fondi a noi destinati, non sarebbe meglio cominciare ad utilizzare ciò che è gratuito?<BR><BR>
Dal bilancio 2008 del nostro Politecnico risultano 50.000,00 euro per acquisto hardware e software e circa 39.500,00 per acquisto di impianti, apparecchiature e per il potenziamento della rete; questi soldi sono stati interamente spesi nell’anno indicato. Cosa è successo a questi fondi nel 2009? È indicato “il capitolo si riporta per memoria”, che potrebbe significare che questi indici sono stati inglobati ad altri, comprendendo nel 2009 ciò che è avanzato dell’anno precedente. Essi possono traslare da una causale ad un altra tramite variazioni di bilancio approvate dal consiglio di amministrazione; potremmo, ad esempio, spendere i soldi per l’acquisto di software in manutenzione della nostra struttura universitaria, oppure fornendo servizi migliori di quelli attuali agli studenti.<BR><BR>
La competitività del prodotto non si può sostenere solo con le politiche dei prezzi, ma viene portata avanti grazie all’alta qualità e all’innovazione tecnologica offerta. L’open source prevede che i codici sorgenti dei programmi e delle applicazioni siano dotati di licenze che permettano piena libertà ai fruitori di lavorare e modificare il prodotto, anche per scopi commerciali. L’unico vincolo posto? Mantenere i diritti d’autore del primo creatore e di tutti quelli che hanno collaborato allo sviluppo fino a quel momento, senza dover dare loro ricompense o percentuali su ciò che eventualmente è stato venduto. <BR><BR>
Pensate solo a questo: nelle aziende non si lavora mai da soli, ma sempre in team più o meno numerosi; in realtà l’azienda stessa ne è uno grandissimo. L’open source permette all’intero mondo in rete di essere un unico grande team, il più grande che si possa immaginare! Così l’innovazione è comunicata attraverso i canali più opportuni esistenti attualmente a tutti i membri del sistema sociale che potrebbero avvantaggiarsi della sua adozione. <BR><BR><BR>
…DIMOSTRANDO CHE È LA MIGLIORE DISPONIBILE!<BR><BR><BR>
I prodotti di punta che ci offre l’open source sono Linux kernel e GNU/Linux. Ma come candidare Linux ufficialmente come nuova tecnologia migliore disponibile oggi? Lo trattiamo come un qualsiasi altro software disponibile sul “mercato della conoscenza” che debba essere inserito in un processo di business. L’unico problema che si potrebbe presentare nella sostituzione dei programmi usati attualmente con degli altri, è quello della compatibilità e dell’adattabilità a ciò che il settore di ricerca usa attualmente. Allora? Parte il test!<BR><BR>
Quali tipologie di problema possono essere risolte con questa tecnologia? L’utilizzo di un sistema operativo open source (alternativo ai colossi Microsoft e Apple) permette la realizzazione pratica di un concetto di concorrenza più volte abbattuto dai vari cartelli, più o meno impliciti, che le multinazionali cercano da anni di imporre. L’ idea di sistema operativo libero da vincoli proprietari e da sistemi loschi di tracciamento delle attività lascia l’utente libero di scegliere esattamente cosa fare col PC e in quale modo, evitando di diventare schiavo della sua stessa tecnologia. Parlo dunque di sistemi di crittografia, di trojan, di DRM, e tutte quelle tecnologie propinate dai vendor come risolutive dei problemi informatici moderni, ma che in realtà nascondono aspetti negativi palesi e pericolosi. L’ esistenza stessa di una tecnologia libera dai vincoli economici e commerciali spinge la logica dell’evoluzione informatica verso strade più efficienti e che realmente mirano a migliorare la produttività e la vita della gente. Avere un concorrente vero e disinteressato (il mondo libero dell’open source) spinge le aziende ad imboccare una strada di efficienza e coerenza architetturale che altrimenti vedrebbe il Dio Denaro come unico movente al delitto dell’idea di tecnologia come sistema di facilitazione delle attività di tutti i giorni.<BR><BR>
Quali sono i punti di forza e quelli di debolezza di Linux? Sicuramente la debolezza principale di Linux è anche la sua forza, ovvero la cooperazione di sviluppatori che il più delle volte si conoscono solo su Internet. Debolezza perché coordinare e gestire un project-plan senza averne effettivamente uno deciso, bensì tanti e condivisi, rende il processo di sviluppo ricco di incertezze e blocchi tecnici. Per fortuna la risposta a questa debolezza consiste nella produttività aperta a 360 gradi su più tematiche riguardanti sia gli aspetti sistemistici che applicativi. La forza dello sviluppo a Baazar dunque si espande fino a diventare un modello implementativo che tocca non solo il kernel, ma anche i programmi di sistema e gli applicativi utilizzati ogni giorno per attività ludiche o produttive. Il prezzo da pagare per questa vasta rete di produzione dunque è un prezzo quasi imposto ed implicito nel modello enfatizzato più volte dallo stesso Stallman e sfociato in quello che oggi noi chiamiamo Software Libero.<BR><BR>
Funziona appropriatamente per la finalità per cui è stato creato? Aderire alle funzionalità richieste è forse il punto principale su cui si basa la tecnologia di sviluppo aperta e libera. La domanda nasce principalmente dalla richiesta degli utenti, che si materializza nell’incentivo degli sviluppatori a lavorare su tutte le lacune e le mancanze che vengono riscontrate nel software. Nel caso di Linux si tratta spesso di driver per dispositivi nuovi o non ancora integrati, implementazioni di funzioni richieste dagli utenti come la procedura di standby, l’utilizzo ottimizzato di ram e hard-disk e tutto ciò che può essere una feature per un kernel di sistema operativo.<BR><BR>
È positivo che ci siano spesso aggiornamenti? Gli aggiornamenti periodici sono il fulcro del concetto di sicurezza dei sistemi informatici. Ogni falla, ogni bug, ogni difetto viene repentinamente sistemato rendendo vani i tentativi di cracking del sistema. Nel concetto di aggiornamento viene anche inserito quello di miglioramento del software, sia come efficienza che, soprattutto, come features. Infatti appena viene rilasciata una nuova funzionalità o migliorata qualcuna esistente, il repentino aggiornamento del pacchetto software ad esso correlato permette a tutti gli utilizzatori di avere velocemente un sistema up&running, senza dover aspettare lunghi cicli di rilascio che spesso limitano la visibilità tecnologica del prodotto stesso.<BR><BR>
È facile da capire, apprendere e usare? La difficoltà di apprendere nuovi software è sempre vincolata alla capacità di ripensare il nostro modo di utilizzare il vecchio. Così come cambiare modalità di digitazione sulla tastiera e passare alle “dieci dita” diventa molto più difficile per un ventennale della IT piuttosto che per un ragazzo di 13 anni, anche l’approccio a nuove tecnologie informatiche, tra cui applicativi e sistema operativo, può diventare frustrante soprattutto per chi è legato da esperienza con altri sistemi. Sfido chiunque abbia iniziato, ad esempio, a fare grafica con Gimp (editor grafico open source), a dire che passare a Photoshop risulti facile ed indolore. Spesso anche il semplice cambiare versione di un programma risulta frustrante, quindi perché non dovrebbe essere plausibile una difficoltà intrinseca nel rivoluzionare il concetto di Informatica e automazione passando a sistemi liberi?<BR><BR>
Come sostituisce/estende/evolve la tecnologia esistente? La tecnologia esistente è tale solo perché sviluppo ed evoluzione di quella precedente. La velocità di evoluzione dei sistemi liberi è, per ovvi motivi, molto maggiore di quelli chiusi: l’impulso della comunità alla continua ricerca di novità e miglioramenti. Nessuno si è mai proposto di sostituire la tecnologia esistente, anche perché il semplice concetto di sostituzione non fa parte del background dello sviluppatore libero, che vede invece nella parola “estensione” una sua più comoda sistemazione tecnica.<BR><BR>
Si inserisce nei processi industriali esistenti senza distruggere le pratiche consolidate da tempo? I sistemi liberi fanno dell’utilizzo dei protocolli standard la loro base di successo. Ne consegue che l’interoperabilità dei sistemi esistenti con quelli nuovi e moderni risulta facilitata ed auspicata soprattutto nell’ottica di “estensione” di cui parlavo prima. Per questo motivo il passaggio a nuove realtà diventa molto meno traumatico di quanto non lo possa essere per sistemi chiusi e commerciali. Viene naturale ricordare tutti i database IBM del secolo scorso mantenuti tutt’ora in uso solo perché il costo di mantenimento risulta tutt’ora inferiore a quello di sostituzione o di estensione. Questo succedeva con l’impiego di sistemi proprietari, chiusi, e vincolati al ciclo di rilascio delle aziende produttrici.<BR><BR>
Quale sforzo richiede la sua conformità ai processi in uso? Restare vincolati ai protocolli definiti dalle autorità garanti, in ambiente open source, risulta una ottima scusa per mantenere un ciclo di vita dell’Ingegneria del Software che altrimenti spesso potrebbe portare i semplici appassionati a rilasciare software non estendibile o poco utilizzabile. La conformità ai processi in uso è una priorità dei sistemi libero, e il kernel Linux ne è un esempio, con le novità apportate soprattutto nel passaggio di versione dalla 2.2 alla 2.4.<BR><BR>
Perché si è diffuso così tanto, al di là delle motivazioni economiche? In concetto di baazar insito nell’open source ha reso la realizzazione del software come un concerto di innovatività e collaborazione che ricorda molto le prime tribù umane e la loro lotta all’adattamento sulla terra. Sostanzialmente l’uomo sa che la collaborazione porta a benefici maggiori per tutti, e questo istinto si è materializzato nel nuovo secolo grazie all’idea che, non potendo fare a meno delle nuove tecnologie, la scelta migliore sia farle proprie ed evolverle a singolare uso e consumo. Questo è possibile solo tramite lo sviluppo collaborativo. L’alternativa era lasciare in mano a poche grandi multinazionali le scelte maggiori su quella parte di evoluzione tecnologia che ci accompagnerà sempre di più negli anni a seguire: l’Informatica e la Telecomunicazione.<BR><BR>
In che modo contribuisce all’evoluzione di Linux? Attualmente mi occupo dello sviluppo di patch di sicurezza legate agli IDM (Intrusion Detection System) e, più genericamente, alle ACL sotto Linux. Una mia recente ricerca sui sistemi di sicurezza che utilizzano l’intelligenza artificiale, e più dettagliatamente la Danger Theory, è stata inglobata da Sun su alcune implementazioni di Solaris customizzate per Ericsson, dove attualmente lavoro come Service Engineer nel gruppo di Security.<BR><BR>
È effettivamente possibile estendere l’utilizzo di Linux al mondo universitario? Ci sarebbe un effettivo risparmio? Il risparmio è enorme, e soprattutto nel mondo universitario verrebbe legato anche ad un aumento reale ed effettivo della capacità adattiva degli studenti alle nuove tecnologie. Per non parlare della conoscenza approfondita che si avrebbe dei sistemi informatici. Anche in ambienti accademici non legati alla Information Tecnology l’utilizzo di sistemi liberi avrebbe enormi implicazioni non solo economiche, ma anche filosofiche e culturali.<BR><BR>
Quante persone del suo ambito lavorativo utilizzano Linux? È vero che l’utilizzo di alcuni software applicativi è un limite lavorativo nel nostro campo oppure oggi c’è un modo per svicolare ai problemi che il mercato economico-aziendale-lavorativo pone? Attualmente GNU/Linux è uno dei sistemi maggiormente utilizzati per affiancare gli Unix commerciali negli ambiti high-critical. Per fare un veloce esempio, ad aprile scadono i termini della cosiddetta “Garante 4”, una legge che prevede un particolare trattamento dei dati delle utenze telefoniche italiane. In concordanza a questa scadenza, in Ericsson stiamo realizzando un sistema bilanciato per lo storage dei log di applicativi sensibili delle compagnie telefoniche. Le macchine utilizzate sono chiuse fisicamente all’interno di una gabbia protetta 24 ore su 24 da guardie armate, a cui possiamo accedere solo tramite VPN attivata con slice temporali. Tali sistemi montano GNU/Linux. <BR><BR><BR>
A cura di Federica Pennetta e Andrea Mondelli