Elezioni DICAR ◊ Direttore di Dipartimento e Coordinatori dei Corsi

Il Dipartimento di Ingegneria Civile e dell’Architettura ha eletto il nuovo Direttore per il triennio accademico 2015/2018.

Questi i risultati delle votazioni riportatici via mail dal Direttore di DIpartimento (l’Albo Pretorio non è ancora stato aggiornato):

DIRETTORE (Votanti 80)
Prof. Arch. Giorgio ROCCO: voti 46/79
Prof. Ing. Pierluigi MORANO: voti 33/79
Schede bianche: 1

COORDINATORE CDL IN DISEGNO INDUSTRIALE: Prof. Arch. Rossana CARULLO (voti 7/7)

COORDINATORE CDLM IN ARCHITETTURA: Prof. Arch. Carlo MOCCIA (voti 35/37)

COORDINATORE CDLM IN INGEGNERIA EDILE-ARC: Prof. Ing. Pietro STEFANIZZI (voti 8/12)

Sono state due settimane frenetiche da quando i candidati si sono proposti e scegliere non è stato facile. Non lo è stato perché il nostro non era un voto personale, ma rappresentativo di tutti gli studenti e abbiamo sentito la responsabilità di analizzare ogni aspetto, per il futuro del Dipartimento e anche per quello di ogni singolo studente. Abbiamo partecipato alle assemblee dipartimentali, posto le stesse domande a entrambi i candidati, ascoltato tutte le campane, rivalutato ogni aspetto e la nostra scelta alla fine si è basata su diverse considerazioni: i programmi elettorali, le risposte dateci, l’esperienza e il tipo di lavoro che si vuole portare avanti. Le simpatie personali abbiamo dovuto metterle da parte.

Chi ha vissuto un po’ di anni al Politecnico conosce la storia della facoltà di Architettura prima e del DICAR poi. Storia non sempre felice, fatta di una forte identità, di senso dell’appartenenza ma anche di disorganizzazione, incomunicabilità e scontro di idee con il Preside. Preside di Facoltà che poi è diventato Direttore di Dipartimento ICAR, inglobando in queste dinamiche anche il CDLM di Ingegneria Edile-Architettura.
Inutile ripercorrere tutte le battaglie affrontate: gli ingressi in tesi, lo sbiennamento, il PET obbligatorio, le retroattività, le sessioni di esami, le sedute di laurea e quant’altro.

Per mesi uno striscione fuori dalla facoltà voleva ricordare a tutti un concetto fondamentale: Direttore non vuol dire Dittatore! Dal prossimo anno accademico auspichiamo che non ce ne sia più bisogno e che la larga partecipazione richiesta per la direzione del Dipartimento porti ad avere un dialogo costruttivo e un’unità di vedute. Condividiamo il progetto di rendere il nostro dipartimento una “Research University” e crediamo che questa ambizione debba essere la solida base su cui costruire insieme i nuovi piani di studio, l’offerta formativa e i regolamenti didattici: perché se l’obiettivo è lo stesso e la comunicazione tra le parti funziona non potranno esserci soluzioni non condivise da tutti. Noi di certo, come abbiamo sempre fatto, ci impegneremo per portare la voce degli studenti in ogni discussione e denunciare le scorrettezze e i comportamenti illegittimi.

D’altra parte non abbiamo nascosto al candidato oggi eletto le nostre perplessità e le nostre paure fondate sul passato e la nostra disponibilità -ma la chiamerei anche esigenza- a partecipare a tutte le commissioni future, per collaborare e, se necessario, rivendicare vecchi diritti rimasti sempre ignorati.

Sicuramente oggi assistiamo a una svolta storica nel nostro Dipartimento e questo non perché crediamo ingenuamente a tutte le promesse fatte: abbiamo la voglia e le risorse per diventare un Dipartimento di eccellenza ma questo sappiamo che non avverrà da un giorno all’altro, che bisognerà lavorare seriamente tutti quanti e che qualche volta dovremo ancora lottare per far sentire la nostra voce. Quello che da oggi cambia al DICAR è che, col passaggio di direzione, tutti saranno investiti delle loro responsabilità: se fino a ieri la colpa era sempre e solo del professor D’Amato o dei rappresentanti, da oggi ogni componente del Consiglio di Dipartimento è chiamato a partecipare alle discussioni che riguardano la Didattica e la Ricerca e non è più pensabile un atteggiamento di accondiscendenza passiva che porti poi il Senato Accademico ad esprimersi sulle questioni più gravi, che mai sarebbero dovute nascere.

Per chi non avesse preso parte alle assemblee e alle discussioni su queste elezioni sintetizziamo qui il programma del nuovo Direttore, che dal prossimo A.A. istituirà i Consigli di Corso di Laurea e una serie di Commissioni per affrontare specificatamente ogni tema: didattica, ricerca, terza missione, biblioteca, conferenze e ogni aspetto fondamentale per un Dipartimento di eccellenza. Nei Consigli di Corso di Laurea saranno presenti, oltre al Coordinatore e ai rappresentanti, i professori che insegnano in quel corso, compresi quelli afferenti ad altri dipartimenti. Le commissioni saranno composte da gruppi di lavoro specifici con la presenza costante della componente studentesca. Questo sistema ci darà la possibilità di portare la nostra voce in ogni questione e di fare in modo che nessuna decisione venga presa senza tener conto degli studenti. Per quanto riguarda la didattica si ha in mente di lavorare su una maggior interdisciplinarità -fondamentale nella formazione di un architetto, di un ingegnere edile e di un designer- e di permettere al contempo una maggior libertà di scelta nei piani di studio, dando la possibilità di approfondire un tema piuttosto che un altro.

Di seguito vi alleghiamo le domande poste ai candidati, sintesi delle idee che continueremo a portare avanti in ogni commissione e consiglio.

“Cosa crede non abbia funzionato nella gestione dipartimentale degli ultimi 3 anni, cioè da quando sono nati i dipartimenti?

Crede che i tre corsi di studi -pur mantenendo le loro differenze- debbano avere un’organizzazione uguale? Soprattutto, uguale a quella “damatiana” di architettura (I e II ciclo, etc) o pensa a una nuova organizzazione, giusta per tutti e tre i corsi e migliore della precedente? Cosa può ciascun corso prendere di buono dagli altri?

A fronte dei numerosi abbandoni al primo e secondo anno, è fondamentale chiedersi il perché: se qualcuno potrebbe semplicemente aver capito di non essere realmente interessato a quel percorso, altri potrebbero aver cambiato perché non soddisfatti della didattica e/o dell’organizzazione. Così come bisognerebbe chiedere agli studenti che il percorso lo continuano se sono soddisfatti degli stessi aspetti, fondamentali per il funzionamento e l’attrattività di un dipartimento.

Partendo dal presupposto che l’organizzazione vada certamente migliorata e che su questo siamo tutti d’accordo (affronteremo dopo, nel dettaglio, la questione), affrontiamo il tema DIDATTICA.

Crede che i piani di studi dei 3 corsi vadano migliorati?

Preso atto di quali sono le risorse del dipartimento e del politecnico -e quindi dei cfu erogabili nei diversi settori disciplinari- cosa si può fare per migliorare l’offerta formativa?

Analizzando i piani di studio e le materie obbligatorie crede ci siano materie ripetitive o poco caratterizzanti a fronte di altre che mancano e potrebbero arricchire fortemente il bagaglio culturale dello studente?

Tolti i ragazzi del corso classico, che affrontano esami ed esperienze specifiche nell’ambito da loro scelto e che, quindi, possono competere ed eccellere con merito anche al di fuori del territorio regionale, gli altri studenti di Architettura non hanno molto modo di caratterizzare il proprio percorso: le uniche scelte sono l’esame di Storia IV e il tema della tesi, e spesso quest’ultimo non soddisfa realmente l’interesse dello studente. Crede che nel corso di studi di Architettura si possa creare una maggiore differenziazione dei percorsi dei singoli studenti, anche per favorire poi la scelta dei temi del laboratorio di tesi?

Parlando di laboratori di laurea, sappiamo bene tutti quali sono i pregi e i difetti. Cosa pensa si possa fare concretamente affinché nessuno studente sia “costretto” ad approfondire per un anno un tema al quale non è interessato?

Cosa ne pensa delle tesi individuali? Due anni fa si provò a introdurle nel corso di Architettura, come “scelta obbligata” per chi terminava gli esami a settembre. Cosa crede non abbia funzionato? Ci fu un rifiuto di molti docenti, eppure le tesi individuali funzionano ovunque. Perché?

Per quanto riguarda il corso di Ing. Edile-Architettura, crede che vada modificato il loro regolamento tesi? Come? Considerando il regolamento con in quale si sono iscritti sinora gli studenti di Edile-Architettura, i tempi e le modalità per chiedere la tesi, molti studenti finiscono in tempi diversi rispetto alle sole 3 sedute di laurea previste per Architettura. Come pensa di risolvere questo problema?

Attualmente il Regolamento del Politecnico prevede più appelli, più sedute di laurea e una modalità di calcolo del voto di laurea diversa rispetto ai regolamenti del Dicar. Come risolvere questa incongruenza?

Parallelamente alla scelta del “tema” per Architettura, c’è la scelta del “relatore” per Edile-Architettura. Entrambe le scelte vanno meglio regolamentate. Come?

E’ possibile pensare a una scelta più libera di tema e relatore -per tesi singole o di gruppo- in tutti e tre i corsi di laurea? Può uno studente chiedere la tesi a un docente che insegna nel proprio corso pur non essendo afferente al dipartimento? Ha mai pensato alla possibilità di una tesi svolta all’estero con un con un correlatore esterno, come avviene già in molti altri corsi di studio?

Secondo lei, un confronto di questo tipo -tra studenti e docenti- può arricchire anche l’ambito della ricerca?

Esiste, secondo lei, una strada privilegiata che la ricerca all’interno del dipartimento dovrebbe percorrere? Quale? C’è bisogno di rinnovamento anche da questo punto di vista?

Può ben immaginare quanto per uno studente sia importante la propria tesi, non solo come conclusione di un percorso, ma anche e soprattutto come elemento di presentazione nel mondo del lavoro. Un mondo oggi molto competitivo e allargato, dove bisogna confrontarsi anche con giovani professionisti formatisi in altre scuole e in altre nazioni. Crede che per favorire questo confronto si debba migliorare l’internazionalizzazione (entrata/uscita)? Come?

Probabilmente, per favorire soprattutto le entrate -di studenti erasmus così come di matricole o studenti provenienti da altri atenei o altri corsi di laurea- bisognerebbe riguardare con maggior criticità le modalità attraverso cui convalidare gli esami.

Crede ci siano più sbarramenti di quanti ne siano necessari nel percorso dello studente, così come attualmente regolamentato nelle norme attuative dei tre corsi di laurea?

Se le dicessi che per laurearsi uno studente debba pagare una struttura esterna per verbalizzare un esame, le sembrerebbe ragionevole? Faccio riferimento al PET obbligatorio, da noi sempre contestato e non perché contrari alla conoscenza della lingua inglese, ma proprio per questa modalità a nostro avviso irragionevole. Tant’è che 7 anni fa riuscimmo a eliminare quest’obbligo solo attraverso il Senato Accademico. Da due anni nel Regolamento Didattico è tornato il PET obbligatorio e sempre con approvazione favorevole del Consiglio. Sarà ancora necessario ricorrere al Senato per poter eliminare sbarramenti di questo tipo che impediscono l’ingresso in tesi?

A proposito di sbarramenti, cosa ne pensa dello “sbiennamento”? Non crede che ritardare di un anno il percorso di uno studente, magari per un solo esame, sia controproducente per il dipartimento stesso? Non solo aumenta il numero di fuori corso, forse incentiva gli studenti a cambiare facoltà?

Stesso discorso per le propedeuticità: è chiaro che alcune sono fondamentali e funzionali a uno studio consapevole, ma altre sembrano messe lì per bloccare il percorso di uno studente, il quale sembra assomigliare a un percorso ad ostacoli. Il problema è che così facendo in molti casi si ottiene il risultato opposto: gli studenti preparano velocemente più esami per potersi sbrigare e così è la preparazione a pagarne le conseguenze.

A tal proposito, una migliore organizzazione dei semestri e del calendario di esami aiuterebbe lo studente a prepararsi con più “coscienza”. Innanzitutto i calendari dovrebbero essere pubblicati online con maggior anticipo e nella versione corretta e coerente con il calendario accademico, ma su questo siamo fiduciosi che non si riproporranno vecchi problemi. D’altra parte, consentire un maggior numero di appelli ai fuori corso aiuterebbe loro e il dipartimento. Che ne pensa?

Per quanto riguarda gli spazi invece, molti studenti lamentano gli orari della biblioteca, l’impossibilità di prendere in prestito o fotocopiare libri, l’assenza di aule studio, l’assenza di prese di corrente e del wifi nelle aule.

Piccoli problemi pratici di ogni giorno che però ostacolano non poco lo studente nella quotidianità.

La giornata tipo si svolge in attesa delle revisioni, spesso spostate all’ultimo al giorno dopo -nell’orario di lezione di un’altra materia- alla ricerca costante di un posto a sedere. Pensa si possano risolvere tutti questi problemi? Come?

Altro aspetto della giornata tipo di uno studente del DICAR è la quotidiana spesa al centro stampa, al negozio di modellini o in cartoleria. Se riuscissimo a raccogliere gli scontrini noteremmo che spendiamo più soldi così che in tasse universitarie. E questo può essere un terzo motivo per spiegarci i numerosi abbandoni al primo e secondo anno. Come risolvere questo problema?

Studenti Democratici

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